Selene Pascasi Il Sole 24 ORE 14.03.16

Giustizia_sentenzaPer la stipula di una polizza sulla vita, l'assicuratore non è tenuto ad elencare al contraente, tutte le malattie influenti sul rischio. Nel sottoporgli il questionario anamnestico, basta, difatti, una generica richiesta di dichiarare gli stati morbosi in atto. L'omessa informazione circa la sofferenza di una patologia non singolarmente indicata nel modulo diventa quindi reticenza. Lo ha chiarito il Tribunale di Treviso, con sentenza 2702/15. La questione riguardava, la decisione di un vedovo di citare la compagnia con cui la moglie aveva stipulato una polizza sulla vita.

La società aveva negato l'indennizzo dell'evento morte in quanto, a suo giudizio, la donna aveva omesso, in modo gravemente colposo, di aver avuto un tumore maligno e di essersi sottoposta, per debellarlo, a vari interventi chirurgici. Particolare non trascurabile, essendo il decesso derivato proprio dalle metastasi. Il Tribunale ha dato ragione all'assicuratore e annullato la polizza, poiché secondo l'articolo 1892 del Codice civile le dichiarazioni inesatte e le reticenze del contraente – su circostanze tali che l'assicuratore non avrebbe dato il suo consenso, o non lo avrebbe dato alle stesse condizioni – causano l'annullamento del contratto, se il contraente ha agito con dolo o con colpa grave, trattandosi di causa determinante la formazione del consenso (Cassazione 25582/11). Circa la reticenza, poi, è pacifico come l'assicuratore, nel sottoporre al contraente il questionario di valutazione del rischio, non abbia «alcun onere di indicare analiticamente tutti gli stati morbosi che ritiene influenti sul rischio», essendo sufficiente che gli rivolga una «generica richiesta di dichiarare ogni stato morboso in atto al momento della stipula» o che «raggruppi le specie per tipologie». È reticenza rilevante, dunque, quella dell'assicurato che tace sull'esistenza di una patologia preesistente, pur se non indicata in questionario (Cassazione 27578/11). La defunta, peraltro, aveva sottoscritto la parte della polizza recante «dichiarazioni dell'assicurando», indicando “no” alle voci “Malattie di una certa gravità” e “Ricoveri ospedalieri o interventi chirurgici o esami diagnostici”. Voci cui seguiva la specifica circa il fatto che l'assicurando confermava, pena l'invalidità contrattuale, verità ed esattezza delle dichiarazioni rese, nulla tacendo o alterando. D'altro canto, scrive il giudice, per l'esistenza del dolo, non occorre che l'assicurato ponga in essere artifici o altri mezzi fraudolenti, bastando la coscienza e volontà di rendere dichiarazioni inesatte o reticenti. La colpa grave, invece, sussiste quando la dichiarazione è frutto di grave negligenza. In questo caso il dichiarante è consapevole sia dell'inesattezza o mancanza dell'informazione che dell'importanza di questo elemento, rispetto alla conclusione del contratto e alle sue condizioni (Cassazione 12086/15). Così – vista la trasparenza dell'informativa sottoscritta dalla signora – la circostanza che la donna non avesse riferito della diagnosi di tumore e degli interventi, non poteva che valutarsi come colpa grave. Una reticenza determinante nella formazione del consenso dell'assicuratore. Di qui, l'invalidità della polizza.

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